La calotta di Glacier Bay, il più grande ritiro dalla Piccola Età Glaciale ad oggi

muirinlet1952070501+Pano-da-White-Tunder-Ridge-1952_01L’Alaska ospita il maggior numero di ghiacciai montani sul nostro pianeta. La stima proposta da Bruce Molnia dell’USGS è di 75.000 km2 di superficie ricoperta di ghiaccio, grossomodo 35 volte quella dei ghiacciai delle Alpi e rappresenta il 5% dell’intera superficie dello stato americano. Rispetto al contesto alpino è presente una notevolissima variabilità di caratteristiche morfologiche e dinamiche. Se la maggior parte dei ghiacciai montani perde massa a causa della fusione del ghiaccio superficiale, molti ghiacciai in Alaska hanno la fronte che si getta nel mare (tidewater  glaciers), perdendo quindi massa quasi soltanto a causa del distacco di Iceberg. Questo processo, che prende il nome di calving, apparentemente semplice, presenta una complessità notevolissima e, secondo numerosi ricercatori (eg., Post et Al., 2011) provoca uno “scollamento” fra le variazioni glaciali e le variazioni climatiche.

I ghiacciai che si gettano in mare risentono di numerosi fattori dinamici e morfologici che li portano ad avere dei cicli di avanzate lente e costanti che possono durare anche secoli, alternate a rapidi arretramenti che possono portare, come nella regione di Glacier Bay, al totale collasso di una intera enorme calotta glaciale nel giro di due secoli. Le variazioni di questi ghiacciai necessitano quindi di attentissime valutazioni prima di essere collegate ai cambiamenti climatici ed è tutt’oggi una frontiera della ricerca la loro influenza sull’innesco di questi cicli di avanzata e ritiro. Nonostante queste difficoltà di interpretazione, negli ultimi anni la maggior parte dei ghiacciai dell’Alaska ha perso volume tanto che un recentissimo studio pubblicato su Science ne ha rimarcato l’importanza essendo attualmente fra i maggiori contribuenti dell’innalzamento del livello degli oceani.

La regione di Glacier Bay si trova nel Sud-Est dell’Alaska ed è contraddistinta da una notevolissima nevosità garantita in primo luogo dal Faiweather Range, imponente catena montuosa che si innalza direttamente dall’Oceano provocando uno sbarramento naturale delle correnti umide fra i più importanti al mondo. Nel 1770 Glacier Bay non esisteva, una enorme calotta di ghiaccio vasta oltre 6.000 km2 e spessa più di 1,5 km la riempiva completamente. Nel 1784 il ghiacciaio era già arretrato di 8 km iniziando a “scoprire” quella che diventerà poi Glacier Bay vera e propria. Il collasso glaciale più imponente dell’intero pianeta in epoca storica avviene successivamente, nel 1879 John Muir deve navigare per 60 km nella baia per raggiungere la fronte del ghiacciaio che prenderà poi il suo nome. Il ritiro continua anche nel XX° secolo per altrettanti km e porta ad una completa disgregazione della grande calotta in tanti ghiacciai che incidono quasi tutti i piccoli fiordi della baia. Ognuno di questi inizia a mostrare la propria dinamica, alcuni ricominciano ad avanzare, come per esempio il Johns Hopkins, altri ancora avanzano in modo violento più volte per poi ricominciare a ritirarsi (eg. Rendu Glacier); molti altri invece continuano a ritirarsi portando le fronti fuori dal mare ed iniziando quindi a comportarsi come “normali” ghiacciai montani.

Secondo il Prof. Motyka ed i suoi colleghi l’impressionante disgregazione della calotta di Glacier Bay dalla Piccola Età Glaciale ad oggi ha comportato una perdita di volume di 3450 km3 che equivalgono ad un innalzamento degli oceani dell’intero pianeta di 1 cm. Negli ultimi anni numerosi ricercatori, fra i quali J. Arendt hanno studiato i profili altimetrici recenti dei principali ghiacciai di Glacier Bay confermando una perdita di massa generalizzata, piuttosto in linea con il ritiro degli altri ghiacciai alaskiani. La domanda che si pone lo stesso Arendt è emblematica: “Da un punto di vista interpretativo, la cosa che forse è più importante riguardo la storia del tremendo ritiro glaciale a Glacier Bay è scoprire la causa del ritiro stesso”. Le recenti scoperte riguardo i cicli dei tidewater glaciers aiutano a capire com’è stato possibile un ritiro tanto rapido e violento, anche per questo la storia di Glacier Bay può insegnare molto su quello che potrebbe accadere in aree glacializzate enormemente più grandi come Groenlandia ed Antartide.

 

I dati dei principali ghiacciai di Glacier Bay

Ghiacciaio

Altezza della fronte

(sopra e sotto il livello del mare)

Larghezza

(km)

Lunghezza

(km)

Velocità di flusso

(metri/giorno)

Grado di attività

Grand Pacific 20-55 m sopra0-20 m sotto 3,2 55,5 0,3-1,2 Lento ritiro con perdita di spessore
Johns Hopkins 75 m sopra60 m sotto 1,6 12,5 3-4,6 Avanzata e incremento di spessore
Lamplugh 45-55 m sopra3-12 m sotto 1,2 27,5 0,6-0,9 Da stabile a lento ritiro con perdita di spessore
Margerie 75 m sopra15-30 m sotto 1,6 33,8 1,8-2,4 Stabile
McBride 60-75 m sopra90 m sotto 0,8 19,3 4,6-6,1 Rapido ritiro
Muir 10 m sopra 0,5 20,1 0,2 Lento ritiro con perdita di spessore
Reid > 5 – 40 sopra0-3 m sotto 1,2 15,3 0,3-0,9 Lento ritiro con perdita di spessore
Riggs 5-30 sopra 1,2 23,3 0,3-0,6 Lento ritiro con perdita di spessore

Dati a cura del Dr. Dan Larson del CRREL

 

Bibliografia:

 

Arendt A, Larsen C, Loso m, Murphy N, Rich J (2012) Alaskan National Park glaciers – status and trends: First progress report. Natural Resource Data Series NPS/AKR/NRDS—2012/403. National Park Service, Fort Collins, Colorado.

Molnia BF (2008) Glacier of Alaska. US Geological Survey Professional Paper 1386-K, Washington DC, 525 pp.

Motyka RJ, Larsen CF, Freymueller JT, Echelmeyer KA (2007), Post Little Ice Age glacial rebound in Glacier Bay National Park and surrounding areas, Alaska Park Sci. J., 6(1), 36–41.

Muir J (1915) Travels in Alaska. Houghton Mifflin, 288 pp

Post A, O’Neel S, Motyka RJ, Streveler G, (2011) A Complex Relationship Between Calving Glaciers and Climate. Eos, Vol. 92, No. 37, 13 September 2011, 305-311 pp.

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