Seconda missione sui ghiacciai

Sabato 6 agosto, ore 6:00 am. Stiamo finalmente partendo per la seconda missione sui ghiacciai della Svanetia, l’inesplorata regione che si estende a nordovest della Georgia, racchiusa da alcuni dei maggiori picchi del Caucaso, con vette mai più basse dei tremila metri, e che superano spesso i cinquemila metri di quota (ad esempio il monte Skhara con i suoi 5.201 metri di altezza).

Riccardo, Kenneth, George (la nostra guida) e Merab (il nostro traduttore), accompagnati da sei portatori giunti con noi al villaggio di Zhabeshi, si sono incamminati verso la valle di Tviberi, diretti all’omonimo ghiacciaio. Lo scopo della missione scientifica, come accennato nel precedente articolo, consiste nel misurare la velocità di fusione della ghiacciaio grazie all’installazione di otto paline ablatometriche posizionate in zone del ghiacciaio con diverse caratteristiche. In particolare verrà messo in relazione lo spessore del detrito galleggiante sopra il ghiaccio, la fusione dello stesso ed il “potere riflettente” (albedo), delle diverse superfici, opportunamente misurato in corrispondenza di ogni sito. Nella lunga via verso il ghiacciaio verranno effettuati rilievi geomorfologici atti a ricostruire le variazioni di superficie e spessore del ghiacciaio.

Io, Marco e Luca, con i nostri due portatori Rezo e Mamuca, ci dirigiamo invece verso una valle limitrofa, per raggiungere in giornata il ghiacciaio Tszaneri e individuare diversi punti fotografici relativi ad immagini realizzate da Mor Von Deshy nel 1884.

Il paesaggio, dominato dalle profonde valli boscose che separano le alte vette circostanti, ricorda molto l’aspetto delle valli alpine di fine ‘800, con la presenza dell’uomo limitata ai villaggi, dalle caratteristiche torri medievali ben mantenute, e un’atmosfera generale che sembra ferma nel tempo.

Le montagne rivelano fin da subito la loro natura selvaggia, con le esili tracce del sentiero che seguiamo per risalire la valle che ben presto si perdono nella fitta vegetazione. Enormi abeti secolari, fitte betulle contorte dalle valanghe e fiori alti più di due metri ci circondano e rendono difficoltoso l’orientamento.

È solo dopo esserci separati più volte, per trovare la via migliore tra diversi salti di roccia, che riusciamo a raggiungere il primo punto fotografico.

Per effettuare lo scatto con una più ampia visuale sulla valle sottostante, decido di arrampicarmi per una quindicina di metri sul tronco di un grande abete conla Nikon D3s per una prima ripresa. Subito dopo ripeto lo scatto conla Linhofdi grande formato, vi lascio immaginare le difficoltà nel realizzare uno scatto con una fotocamera folding, in bilico tra i rami a quindici metri di altezza…

Decido di raggiungere gli altri punti fotografici da solo. La motivazione mi aiuta a raccogliere le ultime forze mentre gli altri mi osservano da uno sperone roccioso sul quale hanno deciso di fermarsi. Supero una fitta foresta e un canalone detritico, risalgo per circa duecento metri lungo un ripido pendio, e riesco a raggiungere una buona visuale sul ghiacciaio Kazebi. Purtroppo, per ritrovare l’esatto punto di vista della fotografia storica dovrei salire di altri cento metri, ma è troppo tardi, non voglio rischiare che faccia buio. Decido quindi di effettuare ugualmente la ripresa del ghiacciaio, in direzione della bellissima Tetnuldi, una vertiginosa vetta di4858 metri.

Come previsto, arriviamo al villaggio solo a notte inoltrata. Sfiniti, montiamo le tende e tentiamo di contattare Riccardo via radio, ma a causa della grande distanza il collegamento risulta impossibile; ci viene in soccorso il telefono satellitare: Riccardo non sta incontrando difficoltà con il programma previsto, ma non potrà inviarci il portatore che avrebbe potuto aiutarci per il giorno successivo; resterà con loro, per aiutarli a proseguire verso la fronte del ghiacciaio ancora lontano.

La mattina successiva, dovendo arruolare un nuovo portatore e un cavallo per le nostre attrezzature, non riusciamo a partire molto presto. Marco e Luca dovranno raggiungere in giornata il primo gruppo sul Ghiacciaio Tviberi, e dormire lì in tenda per diversi giorni, mentre noi saremo impegnati nel ritrovare i punti fotografici.

Entrati nella valle riusciamo a ristabilire il contatto radio con Riccardo, che ci informa sulla sua posizione; dai primi rilevamenti la fronte del ghiacciaio è risultata molto più arretrata rispetto a quanto segnalato sulle carte topografiche moderne, e sono quindi costretti a proseguire il loro cammino per altre due ore.

Io decido di fermarmi nel luogo dove 127 anni fa si trovava la fronte del ghiacciaio, per rieffettuare le riprese storiche. Marco e Luca proseguono verso la fronte attuale. Anche qui i cambiamenti del paesaggio e la fitta vegetazione, allora del tutto assente, mi procurano non pochi problemi nel ritrovare la corretta inquadratura.

Nel tornare verso il villaggio riesco però a trovare anche la location esatta di una bella fotografia di Vittorio Sella, che pubblico nella gallery insieme alle altre immagini.

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4 thoughts on “Seconda missione sui ghiacciai

  1. Come nella precedente spedizione, interessante e indicativa la comparazione tra le foto storiche e quelle attualmente scattate dal fotografo Fabiano Ventura.
    Tanto più viste le difficoltose condizioni ambientali affrontate per riuscire a carpire lo scatto, come da descrizione e come da visione del video!
    Rinnovo complimenti per la realizzazione di questo progetto fotografico/scientifico. Grazie.

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